Mentorship Tecnologico – una nuova figura professionale

PC-go: assistenza e mentorchip tecnologica

Mentorship Tecnologico – una nuova figura professionale

Corre l’anno 2017, l’informatica e la tecnologia, generalmente parlando, sono diventate letteralmente pervasive ed il processo non tenderà certo ad arrestarsi nei prossimi anni.

Si stanno affacciando sulla scena mondiale sempre più servizi connessi ed interconnessi, intelligenze artificiali, dispositivi che ci localizzano, ci interconnettono, ci monitorano le condizioni di salute, finanziarie, ci danno possibilità di apprendere continuamente cose nuove, di sentire e vedere in tempo reale persone e fatti che stanno letteralmente dall’altra parte del mondo. Tutto questo non era minimamente fattibile fino a soli 20 anni fa.

Fino a metà degli anni 80 la tecnologia serviva l’uomo prevalentemente attraverso la meccanica, l’elettronica si trovava in una fase di espansione e i principi di causalità così come l’interazione tra uomo e mezzi tecnologici avveniva su scala macroscopica. Con un minimo di impegno e ricerca, aprendo, smontando e semplicemente curiosando un qualunque oggetto, anche tecnologico, ci si trovava ad osservare componenti il cui funzionamento poteva essere compreso. Si poteva comprendere il funzionamento della radio, della televisione, delle schede elettroniche, bastava studiare i principi che regolavano l’elettronica di base, due o tre libri (o magari una laurea) bastavano per acquisire moltissime competenze e capacità rispetto alla complessità che si trovava nella tecnologia dell’epoca. Al giorno d’oggi, per comprendere il modo in cui sono costruiti e funzionano i touchscreen, gli accelerometri, gli algoritmi, i processori e i milioni di altri componenti interni che formano la circuiteria di uno smartphone evoluto servirebbero almeno cinque lauree ed altrettanti dottorati di ricerca. Decisamente troppo per un solo uomo, in una sola vita.

Con l’avanzamento dei processi industriali, i costi di produzione sono stati via via abbattuti. I microchip e le componenti elettroniche hanno cominciato a popolare sempre più diffusamente elettrodomestici, mezzi di comunicazione, e trasporto rivoluzionando il nostro modo di utilizzare e percepire la tecnologia stessa.

Oggigiorno sempre meno persone possono pensare di comprendere bene il funzionamento di uno smartphone, di un televisore a led o di una consolle di gioco, tentare riparazioni delle circuiterie è molto più difficile se non impossibile essendo i circuiti stampati su nanoscala, gli algoritmi per la comunicazione senza fili hanno raggiunto standard di complessità elevatissimi, le componenti meccaniche visibili sono pressoché sparite tanto che aprendo uno smartphone oggi possiamo vedere solo un circuito compatto dal quale poter distinguere solamente la telecamera, il microfono e lo schermo.

La tecnologia serve l’uomo oppure l’uomo serve tramite la tecnologia?

Il sistema di funzionamento di molti sistemi sta andando velocemente oltre le capacità di gestione degli individui sebbene curiosi o addirittura esperti. Le case madri, dal canto loro, preferiscono tenere segrete le specifiche dei propri prodotti a livello hardware e software e dettare autonomamente tempi e politiche di ricambio. Nonostante la standardizzazione di alcuni componenti ogni prodotto è a sé stante e se a questo aggiungiamo metodologie di obsolescenza programmata (ossia specifici e premeditati provvedimenti, atti a limitare la vita delle apparecchiature tecnologiche per indurre l’utente a spendere) ci rendiamo conto che lo scenario tecnologico attuale è sempre più distaccato dal cliente, ormai cosiddetto “consumatore” che dovrebbe invece essere considerato non solo “consumatore” bensì un essere umano, una persona pensante di cui avere rispetto, alla quale la tecnologia deve, per sua stessa natura e scopo fin dagli albori dell’umanità, fornire un servizio, un’utilità, un valore aggiunto, un miglioramento.

Vediamo quindi che le logiche del mercato e del profitto assieme ad un forte impulso produttivo nell’ambito tecnologico hanno prodotto come effetto collaterale un completo ribaltamento del modo in cui l’uomo e la macchina si relazionano e ciò è un male se visto in prospettiva di un futuro sempre più evoluto, in cui le macchine saranno progettate allo scopo di comprendere le nostre abitudini, le nostre vite, le nostre emozioni, il nostro carattere e personalità, apparentemente per servirci ancora meglio. In altre parole, una forte decentralizzazione ed un contemporaneo accumulo del potere creativo e produttivo, della cultura e delle conoscenze dello stato dell’arte unite ad una divisione delle culture sociali ci hanno dato modo di godere dell’informatizzazione su larga scala ma un po’ meno di chiederci in che direzione tutto questo ci stesse portando. Il processo di globalizzazione ed il forte avanzamento tecnologico ci hanno dato la possibilità di potenziare le nostre capacità, ma noi come specie dobbiamo essere in grado di maneggiare correttamente questo strumento, che di per sé stesso ha carattere neutrale, la positività o negatività delle conseguenze a cui assistiamo è direttamente correlata al tipo di utilizzo che ne viene fatto. Un coltello può essere usato per tagliare la verdura in cucina o per commettere degli omicidi, non per questo nel mondo non si produrranno più coltelli.

Un bastone può essere usato per sorreggersi o per picchiare qualcuno, allo stesso modo la tecnologia può essere usata per migliorare le nostre esistenze così come per renderle un incubo. Pensate ad esempio alle molte ragazze che ogni anno perdono la vita suicide perché i loro video intimi a sfondo sessuale vengono pubblicati online.  Una stima realistica purtroppo non esiste. Gli ultimi dati Istat risalgono al 2014 ma a detta dei professionisti del settore sono decisamente sottostimati. Per l’Istituto nazionale di statistica nel 2014 poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale. Sempre secondo l’Istat le vittime assidue di soprusi, quindi le vittime dei bulli, sono il 23% degli 11-17enni nel Nord del paese. Mentre tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi). Ai migliaia di giovani sottoposti al fenomeno del Cyber-Bullismo vanno aggiunti i milioni di giovani vittime di giochi autolesionisti che vanno diffondendosi in maniera virale sulla rete (Blue whale challenge o l’hot water challenge, giusto per citarne un paio). Giochi in cui i visualizzandi vengono sfidati a prendere parte a delle cosiddette “challenge” (appunto sfide) nelle quali si rischia la propria incolumità anche in modo grave. C’è chi si lancia dai tetti in bicicletta o con gli sci, chi effettua manovre spericolate con mezzi motorizzati e non, chi si sfida a mangiare chili, paprika, cannella o altre spezie potenti  fino a sentirsi male, chi si sfida a restare in equilibrio su travi, tralicci a decine di metri, su treni in corsa attaccati con ventose e la lista è ancora lunga. E’ importante che la gente sappia che i figli navigando anche su siti apparentementi innoqui come Youtube possono risultare spettatori non solo delle bravate dei loro compagni più devianti ma di tutti i ragazzi devianti del mondo che caricano le loro bravate sul web facendole sembrare ancor più eccitanti per il semplice fatto di aver raggiunto milioni di visualizzazioni.

Patologie moderne

Recenti studi evidenziano come esista un collegamento tra l’utilizzo massivo di social media e la depressione.

Stanno emergendo nuove patologie collegate alle nuove tecnologie come ad esempio il “collo da smartphone” ossia una pronunciata lordosi nelle vertebre del collo che rimangono in posizione piegata sul dispositivo per un numero di ore troppo alto.

Oppure patologie derivanti dalla necessità di essere perennemente connessi: la “nomofobia”, ossia il terrore ossessivo di non essere raggiungibili. Purtroppo ci si rende conto che l’ascesa della tecnologia ha portato tanti cambiamenti positivi quanti rischi ed inefficienze.

Cosa è possibile fare?

Abbiamo visto come ci sono una serie di conseguenze negative laddove la tecnologia viene utilizzata in maniera errata e senza una sana cognizione di causa. I provvedimenti che possono essere presi al giorno d’oggi da esperti, istituzioni e privati possono essere sicuramente utili al fine di migliorare la vita delle persone, ma anche qui, bisogna stabilire chiaramente quale sia l’iter che si vuole seguire per poter vivere il rapporto con l’innovazione tecnologica in modo veramente sano ed equilibrato. Non è semplice aumentare la consapevolezza e l’etica di un intero popolo fino a quando questi sono visti come semplici acquirenti o consumatori (termini  oggettivamente svilenti delle proprietà intrinseche degli individui). Non è semplice perché in un sistema caotico è più semplice gettare l’amo e far abboccare qualche “pesce”. Più difficile invece è creare delle tendenze positive, dei circoli virtuosi che rendano le persone in grado di capire veramente i propri bisogni personali e collettivi, capire come il marketing faccia subdolamente leva su questi per vendere e come riuscire ad emanciparsi.

Ma se già adesso, all’alba di questa nuova era tecnologica computerizzata, cominciano ad apparire le prime perdite di direzione, del buon senso applicato alla vita quotidiana, come potremmo orientarci in un futuro che ci proporrà cambiamenti tecnologici a ritmi sempre meno sostenibili? Avremo sempre meno tempo per correggere i nostri errori come specie, sempre meno “margini di manovra”, sempre meno libertà di pensare, riflettere, assorbire, sperimentare, eventualmente reagire. Arriveremo forse a chiederci “dove, quando abbiamo sbagliato?”. Forse, sarebbe il caso oggi di fermarsi un minuto e chiedersi: “Qual è la nostra responsabilità come individui, nel tumultuoso mare tecnologico nel quale stiamo navigando a tutta velocità verso direzioni ancora sconosciute?”.

L’evoluzione del mercato tecnologico

Il mondo informatico, all’inizio era percepito dal “mercato di consumo” (detto consumer) come qualcosa di molto lontano, nessuno possedeva orologi, calcolatrici, telefoni o altri dispositivi digitali. Nel seguito un continuo progresso ha via via trasformato la nostra vita portando avanzamenti continui in ogni campo : nel campo della audiovisione e dello storage si è passati dalla radiotelevisione e il lettore di vinili (unici sistemi di consumo mediatico ) alla musicassetta al lettore mp3 attraverso una lunga e riccamente assortita “guerra degli standard” (cassette, minicassette, minidisk, CD, DVD, BLUERAY, mmc, sd, xd e moltissimi altri), nel frattempo nella videodiffusione, si è passati dai vecchi modelli a tubo catodico ai nuovissimi display Led, amoled, oled, retina etc passando per gli lcd e la tecnologia al plasma con qualità delle immagini sempre più elevata.

Il futuro ci riserva certamente ulteriori standard, ulteriori capacità sorprendenti rese ancora più sorprendenti da accurate e studiate strategie di marketing che ci faranno spendere cifre sempre più considerevoli per ottenere l’ultimo ritrovato tecnologico. La pervasività di tali dispositivi cambierà ulteriormente il nostro modo di comunicare e di interagire e così come siamo passati dal telefono a disco agli iphone touchscreen, dagli squilletti sui primi gsm alle gif animate su whatsapp, dalle lettere con francobollo alle email passeremo probabilmente dalle videoconferenze su skype alle telepresenze olografiche, dall’utilitaria al sistema di trasporto di massa automatizzato, dal memorizzare a fatica qualunque nozione al comprare l’ultima espansione per la memoria tramite innesti o caschetti di potenziamento celebrale ad onde elettromagnetiche.

Nel frattempo si continua a produrre, consumare e gettare immense varietà di chip, schede, dispositivi, che tramite le loro sigle e caratteristiche alfa-numeriche campeggiano fiere e sgargianti nei negozi e nei supermercati sbandierando qualità più o meno avveneristiche dall’unico ineluttabile destino: diventare obsolete nel giro di qualche manciata di mesi.

Caratteristiche variabili in quando a memorie, formati, velocità, potenza, si fondono e si avvicendano in una vorticosa girandola di termini specifici nella quale solo i più esperti si orientano.

Diventa difficile in questo mare distinguere i termini fuorvianti, quelli che servono a fare solo pubblicità e a far spendere un tot in più al consumatore che così si trova spesso a comprare nuovi strumenti tecnologici inutili o mal dimensionati rispetto alle loro reali esigenze prede di strategie di vendita che hanno l’unico scopo di vendere puntando sull’ignoranza.

Il paradosso della scelta

Studi sociologici e psicologici dimostrano come esista nell’attuale società un problema molto diffuso ma non altrettanto conosciuto: Il paradosso della scelta. Barry Schwartz, psicologo dell’università della Pennsilvenia spiega questo paradosso in un bellissimo discorso su TED (social network di diffusione culturale molto popolare).

Lo psicologo sostiene che in primo luogo avere troppa scelta porta alla paralisi. Avere troppe opzioni comporta spesso quello che definiremmo semplicemente “l’imbarazzo della scelta”. Continua sostenendo che anche dopo aver superato questo stadio, una volta compiuta la scelta, magari un ottima scelta, la soddisfazione sarebbe stata molto maggiore avendo a disposizione un numero minore di scelte, infatti più scelte possibili abbiamo più la nostra aspettativa sale perchè ci domandiamo inconsciamente: “infondo tra tante opzioni ci sarà sicuramente quella perfetta per me giusto?”…la risposta potrebbe essere si o no, ma incrementa semplicemente il nostro stress nel dover scegliere, incrementa la nostra frustrazione nel momento in cui ciò che compriamo rivela dei difetti (lasciando spazio al dubbio: e se avessi comprato quell’altra cosa?). Esiste infatti, quello che gli economisti chiamano “costo-opportunità” ossia, il valore che diamo alle cose dipende da quello con cui le confrontiamo. In un mercato in cui la concorrenza è elevata ed ogni prodotto presenta punti di forza e punti di debolezza. Comprare oggi una cosa per alcuni punti di forza e trovarsi a confrontare più o meno inconsciamente le debolezze che presenta con i punti di forza di altre opportunità rappresenta un terribile stress. Un po’ come quando si compra la migliore macchina sul mercato (in rapporto al nostro portafoglio) che ha praticamente tutte le caratteristiche di cui ho bisogno ma poi si nota come magari con una piccola differenza di prezzo avrei potuto avere quella particolare caratteristica, alla quale magari al momento dell’acquisto non si è dato molto peso, di cui invece l’altra opzione era dotata ( ad esempio i cerchi in lega o il lettore mp3).

Le figure di riferimento

Visto gli scenari precedenti, ci si rende pur conto di quanto sia necessario che nel tempo si formino persone e gruppi di persone che contribuiscano a livello sociale all’apporto di conoscenze e concetti su base etica. Tecnologhi, tecnici, sociologi, psicologi, o semplici amatori della tecnologia, ognuno nel suo campo dovrebbe contribuire con la sua conoscenze a direzionare le scelte delle persone meno esperte e consapevoli fornendo non solo consigli corretti basati sul buon senso e sull’etica, ma un valore aggiunto dal forte connotato umano: una consapevolezza della tecnologia, delle sue modalità di utilizzo, dei rischi connessi ad un cattivo utilizzo e dei metodi per evitare di rimanerne vittima.

Una volta un tecnico esperto poteva ad esempio essere il vicino di casa, o per i più fortunati un parente vicino, oggi i tecnici esperti sono principalmente formati dalle grandi catene di distribuzione (Euronics, Mediaworld etc.) e da una rete di piccoli negozi di assistenza e riparazione molti dei quali possiedono un sito web o una pagina Facebook per i loro affari. Nessuno di loro però si occupa di fornire ai clienti una panoramica della tecnologia che acquistano che sia improntata sul concetto di consapevolezza tecnologica, dei rischi e dei benefici che umanamente possono essere acquistati insieme al dispositivo, questo viene lasciato stabilire all’acquirente.

PC-go: mentorship tecnologica e assistenza

PC-go: mentorship tecnologica e non solo

PC-go svolge un’azione mirata alla creazione di valore per le persone coniugando gli aspetti tecnico-pratici con gli aspetti umani e sociali che nell’era dell’informazione ci troviamo a vivere.
La tecnologia è un ecosistema, il nostro compito è di creare un nido dove le persona possano sentirsi protette, a proprio agio.
Nell’ottica di perseguire questo obiettivo abbiamo deciso di offrire una molteplicità di sevizi riuniti attorno ai concetti di mentorship tecnologica e di etica tecnologica.

Uno dei corsi che proponiamo di occupa di approfondire gli aspetti legati alla tecnologia ed al cittadino esortandolo a rendersi parte attivamente critica nel processo di cambiamento globale al quale assistiamo. Vengono toccati gli aspetti rilevanti della storia del web e dell’informatica ed introdotte le problematiche fondamentali dell’attuale panorama tecnologico. Il programma del corso è scaricabile tramite Programma – Consapevolezza tecnologica.

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