GreenSound

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Il progetto GREENSOUND nasce con l’intento di riuscire a catalogare in differenti modi i dati che possono essere ricavati dalle piante (dati sia presi collettivamente che singolarmente). Fin dall’antichità si è sempre saputo che le piante in quanto parte del mondo vivente hanno l’abilità di comunicare tra di loro e con il mondo, ma il loro linguaggio veniva decifrato in dettaglio solo all’interno di determinati contesti socio-culturali, in particolare, in quello che oggi definiamo in modo generico come “mistico”. Solo negli ultimi secoli grazie all’interesse di alcuni gruppi di scienziati le piante sono riemerse come oggetto di studio accademico e numerosissimi test sono stati condotti sia in ambito accademico che tattico-militare. Nel primo è stato studiato come esse comunicano tra di loro tramite recettori e generatori di componenti biochimici che ne identificano lo stato e che codificano una moltitudine di segnali (dalla presenza di acqua e fuoco fino alla presenza di determinati agenti per loro patogeni). In ambito tattico vengono studiati modi per rendere le piante parte di un sistema vivente capace di fornire informazioni utilizzabili per esempio sui campi di battaglia o su terreni considerati strategici. Artisti e curiosi di ogni parte nel mondo invece hanno utilizzato la bioelettricità, la resistività e la conduttività che le piante fisicamente generano a livello informativo per dare luogo ad esperimenti visuali e sonori di diverso genere con risultati spesso interessanti. Se volete saperne di più sul progetto Greensound cliccate qui.

Di seguito riportiamo un articolo che racconta come sono iniziate le ricerche in questo ambito nella seconda metà del secolo scorso.

 

Che le piante avessero una capacità di comunicare é una scoperta che risale al 1966, effettuata da Cleve Backster (foto), il maggior esperto di “macchine della verità” all’epoca.

Un giorno Backster decise di applicare gli elettrodi di una di queste macchine alla pianta che aveva nel suo ufficio, una dracaena, per vedere se era possibile misurare il tempo necessario all’acqua per risalire dalle radici fino alle foglie.

Il tracciato della macchina in seguito all’annaffiamento della pianta, era simile a quello che si sarebbe ottenuto monitorando una persona stanca o annoiata.

Provò quindi ad immergere una foglia in una tazza di caffè, ma senza risultati evidenti nel tracciato.

Così pensò che poteva provare a minacciare la pianta con un fiammifero.

Nello stesso istante in cui ebbe quel pensiero, il pennino della macchina puntò verso l’alto così velocemente che quasi saltò via.

Backster aveva solo pensato di usare il fiammifero senza effettivamente farlo.

[articolo tratto da: https://riccamente.blogspot.com/2011/07/anche-le-piante-si-spaventano.html]

pc-g0_ADMIN

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