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Assemblare 2017 – Le migliori novità dell’anno appena concluso

Assemblare che passione…

L’atto di assemblare presuppone l’uso del classico PC desktop, quel meraviglioso ingombrante scatolone a cui collegare tastiera, mouse e monitor, che sembra ormai prossimo a ritirarsi in letargo. Relegato nella penombra confortante di studi e uffici, il desktop sta abbandonando definitivamente il suo posto di oggetto di casa.
Effettivamente per navigare in internet, vedere youtube, pubblicare sui social e scrivere occasionalmente qualche email, il tablet è lo strumento più adatto. Per chi ha esigenze un po’ più sviluppate ci sono portatili e trasformabili dai prezzi abbordabili e caratteristiche interessanti che hanno un ingombro minimo e l’ovvio, interessante, incentivo di poter essere trasportati con facilità.

Eppure il desktop resta il dispositivo più adatto a chi cerca uno strumento di lavoro solido, affidabile, potente e relativamente economico. Assemblare un computer desktop in particolare è un atto molto simile alla sartoria: si può realizzare uno strumento “cucito addosso” al proprio utilizzatore.

La durata di vita del così detto computer fisso è di sicuro la più elevata nel mondo informatico; inoltre il fatto di poter sostituire o aggiungere componenti ne prolunga ancor più la durata.
Non è insolito, infatti, trovare computer fissi, perfettamente funzionanti e ancora adatti al proprio scopo, che montano schede madri di 15 anni fa. Per esempio, il core 2 duo è un processore del 2006 ancora capace di far girare windows 7 con dignità (e Linux alla grande!) e si poteva montare sullo storico socket LGA 775: parliamo quindi di schede madri prodotte a partire dal 2000. Impensabile per qualunque altro apparecchio informatico: il tempo utile di vita di un normale portatile è di 5-6 anni e solo se si è disposti a vederlo arrancare fino alla fine.

Partendo da questa riflessione si sviluppa questo articolo. L’articolo non vuole assolutamente essere una presentazione esaustiva dell’hardware ad oggi a disposizione ma solo una sorta di linea guida alla scelta dei pezzi dalle potenzialità più interessanti del 2017.

Il Processore

I nuovi processori Intel Coffee Lake rilasciati ad ottobre 2017 rappresentano l’ottava generazione dei processori Intel e presentano delle novità entusiasmanti nell’architettura del processore che riporta la capacità e velocità di calcolo al centro di fuoco dello sviluppo (da tempo dirottato verso la capacità multimediale e la riduzione dei consumi).

Il processore è stato presentato nei vari “tagli” di efficienza ormai tipici della Intel:

  • il Core i7, dedicato ai computer di fascia alta, uscito in due varianti pressoché identiche, la 8700 e l’8700K, che si differenziano quasi solo per la richiesta energetica (65W l’uno e 95W l’altro);
  • il Core i5 di fascia media, uscito in due varianti, 8400 e 8600K (anch’esse si differenziano per la potenza energetica richiesta, 65W e 95W, ma hanno anche una notevole differenza nel clock-rate della CPU)
  • e il Core i3 che rappresenta la fascia economica ed è uscito anch’esso in due varianti.

In particolare il Coffee Lake i5 è un opzione d’acquisto estremamente interessante per ogni tipo di macchina dato che resta in una fascia di prezzo tra i 200 e i 300 euro ma consente di sfiorare vette di elaborazioni davvero elevate assestandosi sui livelli dei ben più costosi Ryzen 5; nella sua versione a 8600K rivaleggia tranquillamente con l’i7 di stessa generazione e praticamente lo eguaglia a breve termine (l’i7 ha il doppio dei core dell’i5, ben 12, quindi una capacità di calcolo nominalmente doppia ma nessuna applicazione, ad eccezione di alcuni videogiochi come Crysis 3, sfrutta ad oggi tutti quei processori).

Ci sono un paio di eccezioni a questo discorso:

  • Per il settore gaming c’è da dire che la gestione del frame-rate e del frame-times a frequenze superiori a 100hz allunga la distanza tra i5 e i7, rendendo evidente la maggiore efficienza di quest’ultimo. Stiamo comunque parlando di speciali monitor che lavorano a frequenze di 120Hz o 144Hz, la cui utilità è piuttosto dubbia. Per display a normale frequenza (60Hz, 75Hz o 100Hz) l’i5 resta una proposta di alto livello ad un costo estremamente contenuto.
  • Per il settore server l’i7 mantiene qualche punto in più nella gestione del terminal-server a più di 10 terminali (stiamo quindi parlando di un server per terminal-server su uffici di medie dimensioni) quando questi lavorano tutti in contemporanea.

Tutti i Coffee Lake integrano una scheda video Intel UHD Graphics 630, la stessa del Kaby Lake ma con risoluzione Ultra HD e relativi codec. Si tratta di una scheda video più che dignitosa che evita l’acquisto di una scheda dedicata in molti tipi di configurazioni.

Per quanto riguarda la memoria Coffee Lake supporta nativamente le memorie DDR4-2666 MHz in dual channel mode; l’ECC non è supportata (l’ECC sono memorie con il controllo di errore, riservate ad usi particolari). Il tetto massimo della quantità di memoria usabile è 64GB.

Ultimo dettaglio da prendere in considerazione è la scheda madre. Il nuovo Coffee Lake usa la versione 2 del socket 1151 quindi richiede una nuova scheda madre con chipset Z370. Ovviamente il prezzo attuale di queste schede madri è piuttosto elevato anche se i prezzi scendono velocemente.  La difficoltà di trovare schede madri economiche potrebbe rendere l’opzione Coffee Lake meno appetibile per configurazioni economiche.

Comunque per fascia media e medio-alta, l’i5 Coffee Lake è la migliore proposta attualmente su mercato.
In alternativa è possibile puntare su un Intel Core i7 (con un incremento di 100€ sul costo finale).

La scheda Madre

La scelta della scheda madre dipende da tantissimi fattori, attualmente le proposte più interessanti vengono da Asus e da AsRock, sia nel formato ATX che mini-ITX.
In genere le schede Asus tendono ad essere più equipaggiate (molte hanno per esempio il wifi integrato) mentre le AsRock più economiche ma con qualche vezzo stilistico non da sottovalutare che strizza l’occhio ai gamers. Essendo prodotti così recenti il panorama è comunque in rapido mutamento quindi, più che analizzare qualche modello nel dettaglio, è interessante cercare di capire quali caratteristiche siano indispensabili tra tutte quelle disponibili.

Facciamo un piccolo passo indietro: parliamo di schede madri con Socket 1151.v2 e Il chipset Z370.

Il Socket LGA 1151 v2 è l’alloggiamento a cui si aggancia il processore, è esternamente identico alla sua versione 1 ma la configurazione dei pin è fisicamente differente da quella utilizzata sugli LGA 1151, quindi incompatibile coi precedenti processori.

Il chipset Z370 è il chip che gestisce il funzionamento logico di tutti i componenti collegati alla scheda madre. Teoricamente esistono 3 chipset per Coffee Lake: lo Z370, l’H370 e il B360; in pratica sul mercato, per ora, è uscita solo la serie Z: quella più orientata all’overclock e al gaming. Lo Z370 è in grado di gestire fino a 14 USB 2.0, 10 USB 3.0 e 6 SATA 6 Gbps; supporta fino a 24 corsie PCI Express 3.0;  inoltre include il supporto per Thunderbolt 3. Come già accennato permette l’overclock del processore (a patto che si tratti di un processore sbloccato come l’i5 8600K, la K finale indica appunto la possibilità di moltiplicare il clock-rate).

Passiamo ora alle caratteristiche la scheda madre deve avere.

Il formato della scheda madre

Il formato della scheda madre dipende dal case che si punta ad utilizzare.

Negli ultimi anni la quantità e la dimensione dei componenti all’interno del pc si è molto ridotta, se non si pensa di lavorare con numerosi dischi fissi e si puntare al formato mini-ITX (17x17cm) che ci permette di realizzare computer più graziosi e piccoli, adatti ad un appartamento. Se si sceglie questo formato tutti i componenti andranno scelti con grande attenzione per assicurarsi non siano troppo grandi e non ultimo vanno studiate con attenzione le esigenze di raffreddamento. Non si deve invece rinunciare ad una buona scheda video qualora lo scopo del computer la richieda (per esempio la Nvidia GeForce 1060 6GB di cui parleremo più avanti è uscita anche in formato mini, lunga solo 16,9 cm); lunghezza e altezza massime della scheda video sono indicati nella scheda tecnica del case scelto.

Lo standard l’ATX (30,5 x 24,4 cm) comunque una più ampia libertà nella scelta dei componenti interni e maggiori possibilità di futuri ampliamenti.

Esiste un terzo formato molto diffuso, il Micro-ATX (24,4 x 24,4 cm) ma, ad oggi, non risulta molto interessante dato che i case che lo supportano non si discostano abbastanza nelle dimensioni da un normale case ATX.

La scheda sonora

Se non si lavora professionalmente con l’audio, l’acquisto di una scheda audio dedicata non è giustificato. Dato che la scheda audio è integrata nella scheda madre e non sostituibile, la qualità di questo componente è uno degli elementi più discriminanti nella scelta della scheda madre. In genere tutte le schede madri Z370, essendo teoricamente orientate al gaming, equipaggiano schede audio 7.1 di buona qualità. E’ comunque sempre bene verificare che la qualità della scheda audio integrata sia soddisfacente prima di procedere ad un acquisto.

La scheda WiFi

Alcune schede madri integrano chip per la connessioni Wifi e\o Bluetooth. E’ una caratteristica interessante da prendere in considerazione. Quando non integrata, la scheda Wifi può essere prevista come modulo aggiuntivo tramite connettori M.2 key E.

Gli slot interni

Tra gli slot interni indispensabili, oltre al canonico PCIe 16x per la scheda video, bisogna considerare almeno 2 slot PCIe 4x per espansioni future.

Le PCIe 4x non garantiscono solo una maggiore velocità di comunicazione tra eventuali schede aggiuntive e il chipset della scheda madre ma anche una migliore compatibilità con i componenti futuri: esistono già su mercato per esempio degli SSD ad attacco PCI express che per lavorare al meglio necessitano di quattro canali.

Uno dei socket moderni più interessanti è l’M.2 key M (di cui parleremo nel dettaglio più avanti), la dicitura Dual M.2 su schede madri Z370 indica la presenza di due connettori M.2 Key M PCIe 4x che possono lavorare in RAID o indipendentemente ed è sicuramente una caratteristica da desiderare.

Le porte esterne

L’unica cosa che c’è da dire sulle porte presenti sulle schede madri riguarda l’USB type C. C’è molta confusione al riguardo: l’USB type C non è un tipo di connessione di per sé ma solo un tipo di connettore; dietro una porta type C può nascondersi una connessione USB 3.0 (che fornisce 4.5W di alimentazione a fronte di input a 5V e ha una velocità di trasferimento di 5 Gbit/s), USB 3.1 (fornisce da 10W a 100W di alimentazione a seconda del profilo sempre a fronte 5V e ha una velocità di trasferimento di 10 Gbit/s) o Thunderbolt 3.

Thunderbolt 3 è un protocollo alternativo all’usb che oltre al trasferimento dati può servire per il trasferimento dei flussi audio/video. Lavora alla stessa velocità di una PCIe annullando il collo di bottiglia nei trasferimenti dati (parliamo di una possibilità teorica di trasferimento fino a 100 Gbit/s, attualmente la tecnologia ne consente circa 40 Gbit/s in due canali). Con la versione 3 di Thunderbolt si passa dal vecchio connettore mini DisplayPort di Apple al più adattabile USB type C: è quindi possibile la compatibilità con una vasta gamma di dispositivi, USB e non solo, tramite semplici adattatori. Può erogare fino a 100W di alimentazione e gestisce un massimo di 6 dispositivi in cascata.

Mentre le porte USB 3.1 sono sicuramente il nuovo standard e più ce ne sono meglio è, una porta Thundebolt 3 non è sicuramente una necessità, si tratta comunque di una tecnologia interessante e da tenere d’occhio.

Per quanto riguarda le porte display, oltre a quelle per il collegamento al monitor scelto, è opportuno assicurarsi che la scheda madre implementi almeno una porta HDMI 2.0a.

Tecnologie integrate

Una delle caratteristiche più utili nelle schede madri moderne è la protezione ESD contro le scariche elettrostatiche realizzata grazie all’uso di componenti elettrostatici-sorvegliati ed una particolare costruzione dei condensatori. Le tecnologie di punta che la includono sono LANGuard per Asus, Full Spike Protection per AsRock, Safeguard per MSI.

In alcune schede è possibile trovare la certificazione di compatibilità per Intel Optane. La mancanza di certificazione non implica l’incompatibilità: in realtà tutte le schede con socket M.2 key M possono funzionare con questa tecnologia ma spesso esistono delle incompatibilità di bus o di bios non facilmente prevedibili.
Intel Optane è un tipo di memoria densa e non volatile capace di latenze inferiore alle DRAM (la tecnologia che è dietro lo sviluppo delle memorie RAM del pc). Lo scopo principale dei moduli Optane è fare da ponte tra RAM e hard disk (funziona come una grande cache permanente) rendendo qualsiasi disco rapido nelle operazioni tanto quanto dischi SSD M.2 NVMe PCIe 4x (vedi avanti). I moduli hanno connettore M.2 key M.
Nonostante la tecnologia sia affascinante, non è priva di difetti: per funzionare ha bisogno del supporto software a livello di Sistema Operativo ed attualmente funziona solo con Windows 10 64bit; non supporta le configurazioni RAID; non è applicabile, allo stato di sviluppo attuale, a nessun altro disco oltre a quello di sistema.

L’abbassamento dei costi dei dischi SSD M.2 NVMe PCIe 4x ha reso l’Optain poco interessante perché ne ha di fatto annullato il vantaggio economico (i moduli usciti ad oggi sono da 16GB a 40 euro e 32GB a 80euro, un disco M.2 NVMe da 128GB si può trovare anche a 60 euro).

Molto più interessante è tecnologia che ne è alla base, la 3D Xpoint, che permette di costruire memorie solide estremamente veloci e compatte (è priva di transistor) ma non volatili. E’ presumibile vederla diffusa nei prossimi anni in svariate altre applicazioni (nel corso del 2017 si sono visti i primi dischi SSD Optaine molto più veloci degli attuali SSD NAND).

Un’ultima menzione va fatta a i sistemi di ottimizzazione e gestione del raffreddamento; anche qui variano nome e caratteristiche secondo le marche ma l’importante è che sia previsto nella scheda madre un sistema di controllo completo delle ventole, un buona rete di sensori termici e i dissipatori per i dischi SSD M.2.

La memoria

Come detto il Coffee Lake supporta nativamente le memorie DDR4-2666 MHz in dual channel mode per un massimo di 64GB.

In genere è pensabile orientarsi su 16GB di memoria DDR4 2400 o 2666 in un unico banchetto o in dual channel 2x8GB.
16GB una quantità più che generosa per la maggior parte di usi e la RAM è uno dei componenti in assoluto più facili da aggiornare quindi non ha molto senso spenderci sopra un capitale pensando ad usi futuri. C’è anche da tenere presente che notare differenze di prestazioni tra una memoria che lavora a 2400 ed una che lavora a 2666 è quasi impossibile.
Maggiori quantità di memoria e frequenze più veloci sono da prendere in considerazione solo se si sta assemblando un pc per l’editing audio-video.

Il Disco SSD

Di dischi allo stato solido in questi anni si è parlato molto, un po’ meno dei dischi M.2.

Il Disco allo stato solido M.2 è un paricolare tipo di SSD con un soket dedicato per una connessione diretta alla CPU al fine di migliorne ulteriormente le prestazioni quando usato come disco di sistema; ricorda più una ram che un hard disk a livello di ingombro ed ha velocità di trasferimento che può sfiorare i 32 Gb/s dando quindi un notevole boost alla configurazione. Di contro questo tipo di dischi non ha ancora un unico standard affermato e spesso i dischi in commercio sono basati su SATA e non su PCIe riservando ben pochi miglioramenti rispetto a un normale SSD. Inoltre degli stessi SSD M2 PCIe esistono 3 differenti generazioni con differenti numeri di vie (variano da 2 a 4) e differenti velocità massime. L’alloggiamento stesso puo’ prevedere differenti tipi di tacche (B, M, M+B dove M è la tacca pensata per il PCIe puro a 4 vie) e il formato del drive può variare (particolare da non sottovalutare in una configurazione Mini-ITX dove gli spazi sono estremamente ridotti). E in ultimo le prestazioni sono condizionate anche dall’uso del protocollo AHCI o NVMe (l’NVMe aiuta a ridurre le latenze ma essendo parte dell’architettura, e non implementato attraverso driver, non è sempre supportato).

Fino alla fine del 2017 cercare di avere la giusta configurazione chipset + connettori + disco SSD M.2 era una sfida. Le schede madri precedenti alle z370 hanno molte limitazioni di compatibilità nei confronti dello standard M2, che possono essere a livello di bus, chipset e bios.  Con l’uscita delle nuove schede madri con chipset z370 il panorama è cambiato. Le nuove architetture prevedono, come parte della specifica, il supporto completo degli M2 in versione NVMe PCIe Gen3 4x con raid fisico fino a 4 dischi (anche se alcune schede madri più economiche sono limitate ed hanno, per il raid, un controller opzionale da acquistare a parte).

Tutte le sigle dell’ SSD M.2 NVMe PCIe Gen3 4x

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza:

  • SSD ovviamente sta per Solid State Disk, ovvero disco allo stato solido, ovvero dischi privi di parti meccaniche che usano la tecnologia delle memorie flash. Hanno un limite di riscrittura che ne rende la vita sensibilmente più breve dei normali dischi fissi ma anche una totale assenza di suoni e vibrazioni e una spiccata predisposizione ad essere maltrattati senza conseguenze (grazie all’assenza di parti meccaniche interne). La loro velocità nella ricerca e recupero di un dato desiderato è del 30% superiore a un disco normale e la loro velocità di scrittura circa quadrupla.
  • M2 è lo standard del socket di collegamento, pensato per i computer portatili riduce al minimo l’ingombro dei componenti. L’M2 per SSD (tramite standard M2 sono state sviluppate anche molti altri tipi di moduli di espansione come ad esempio quelle di rete) è entrato a far parte dello standard desktop ormai da qualche hanno ed è ufficialmente previsto sulle schede madri Z370.
  • La sigla NVMe indica il Protocollo di trasferimento: il vecchio standard AHCI (comune a molte periferiche e basato su driver) è stato sostituito dal nuovo protocollo di basso livello NVMe progettato appositamente per le memorie NAND (quindi anche gli SSD). L’NVMe ha lo scopo di migliorare aumentare la banda e ridurre la latenza quando si processano grandi mole di dati.
  • La sigla successiva indica lo standard di interfaccia usato, la velocità massima di comunicazioni tramite PCIe di terza generazione è molto superiore al SATA III (l’altra interfaccia in cui gli SSD M2 sono disponibili). A volte invece della sigla PCIe Gen3 è possibile trovare la sigla PCIe 3.0 del tutto equivalente.
  • Infine il 4x indica il numero di vie supportate: i vari tipi di periferiche M.2 si differenziano tramite module keys ossia tramite la forma fisica del connettore. Le Key usate per gli SSD sono chiamate B (a 2 vie) e M (a quattro vie); i connettori B+M presenti in alcuni SSD servono per rendere compatibile il disco sia che l’M2 della schede madre preveda il key B, sia che preveda il key M (ma spesso dischi di questo tipo lavorano comunque a due vie). Gli M2 a 4 vie sono ad oggi gli M2 più efficienti del mercato.

NOTA: i soket M.2 key E che si trovano su alcune schede madri servono normalmente per la connessione di moduli WiFi/Bluetooth opzionali.

Ma l’SSD è necessario?

Assolutamente no, ma è un gran bel giocattolo. Soprattutto l’M2 NVMe PCIe Gen3 che, grazie ai nuovi chipset z370, è quest’anno finalmente pienamente supportato. Se il budget lo permette è sicuramente il componente “opzionale” che dà maggiori vantaggi a livello di prestazioni sul sistema.
E’ sempre consigliabile per server e per qualsiasi altro tipo di applicazione in cui conti la risposta in tempo reale. Se lavorate soprattutto con le macchine virtuali invece potrebbe essere superfluo.

Contando come taglio minimo 128GB, possiamo dire che il prezzo di un disco oscilla tra i 50 euro e gli 80 euro. Per esempio ho trovato un AData XPG SX8000 128GB a 59€.
L’investimento sembra contenuto se non si prende in considerazione che al prezzo dell’ SSD M2 vanno aggiunti circa altri 80 euro per un buon disco fisso SATA da 1 o 2 TB in cui archiviare i dati: i 128GB dell’ SSD bastano per il Sistema Operativo e tutti i programmi ma sono davvero pochi per archiviare anche solo delle fotografie.

Un ultimo appunto. Alcuni puntano a dischi SSD molto più capienti per evitare l’acquisto di un secondo disco ma non è una buona idea: gli SSD sono un’ottima scelta per conservare i dati operativi ma non sono l’ideale per i dati da archivio. Come già detto sono molto meno longevi di un disco meccanico, le possibilità di recupero dai in caso di malfunzionamenti sono molto più limitate. Inoltre la scelta non è neppure vantaggiosa economicamente, se si vuole puntare su un M.2: un disco SSD M.2 da 256MB sta su 140-170 euro, per un M.2 128GB + un sata normale da 1 TB si spendono 120-140 euro. Se si vuole risparmiare ma acquistare comunque un SSD M2 è possibile invece pensare di rimandare l’acquisto del secondo disco in un momento successivo o, se si lavora con più computer, considerare di introdurre un NAS nello schema della propria rete (parleremo di NAS e di soluzioni TERMINAL-SERVER in un prossimo articolo).

Per concudere:

Scelto Processore, Scheda Madre, Case, Memoria e Disco mancano solo Alimentatore, Scheda Video e Monitor per finire di assemblare il computer.

L’alimentatore

L’alimentatore è uno dei componenti in assoluto più importanti del pc perché ne garantisce la durata nel tempo. Sceglietelo con cura, la potenza erogata è l’ultimo dei parametri da prendere in considerazione (in genere 500Watt circa sono più che sufficienti). La prima sicuramente è la qualità costruttiva (però difficilissima da valutare dato che uno stesso modello può essere prodotto con differenti componenti e condensatori interni) e i sistemi di protezione previsti.

i sistemi di protezione sono:

  • OVP: Protezione Sovratensione,
  • UVP: Protezione bassa tensione,
  • NLO: Operazione No-Load,
  • SCP: Protezione corto circuiti,
  • OCP: Protezione sovracorrente,
  • OLP (OPP): Protezione sovraccarico;
  • OTP: Protezione surriscaldamento.

Una delle certificazioni utili è l’80 plus che attesta un livello di efficienza almeno pari all’80% (ne esistono diversi “colori” che indicano i vari livelli di efficienza dall’80 in su); esistono tuttavia alimentatori non certificati con pari caratteristiche e costi normalmente inferiori.

Infine si può prendere in considerazione se comprare un alimentatore modulare in cui i cavi non utilizzati possono essere rimossi per non ingombrare l’interno del case (o semi modulare dove si possono rimuovere solo alcuni casi e che sono meno costosi rispetto a quelli completamente modulari).

Fate le vostre ricerche con cura ma considerate di spendere almeno 80 euro per un buon alimentatore nuovo (l’usato certificato è un’ottima alternativa).

Scheda video

Per quanto riguarda la scheda video dedicata è necessaria solo se si lavora con la grafica o si vuole usare il computer per i videogiochi. In tutti gli altri casi non è indispensabile; se usate un processore Coffe Lake, la Intel UHD 630 integrata è una buona scheda video con una spiccata preferenza per la decodifica stream. Gestisce bene il 4k e la VR e ha anche performance decenti con molti videogiochi (magari evitando di giocare a 1080p e di sicuro non in 4k, ma a 72op sì).

Il minimo di riferimento, per incremento di prestazioni nel gaming, è la Nvidia GeForce GTX 660 (o l’AMD Radeon HD 7870) con 2GB di memoria; qualunque scheda superiore è bene accetta. Nel mercato attuale, quindi senza riferirsi al mercato dell’usato (comunque molto interessante), uno dei compromessi migliori tra potenza e costo è la Nvidia GeForce GTX 1060 con 3GB o 6GB di memoria integrata. che si trova in vendita appena sotto i 300 euro nella sua versione 6GB. La sua equivalente AMD/ATI è la Radeon RX 480 4GB o 8GB. Entrambe le schede non rientrano a pieno titolo nello scope dell’articolo essendo uscite a metà 2016, il riferimento 2017 è invece la Nvidia GTX 1080 Ti:  una scheda meravigliosa, di fascia altissima che sfiora i 900 euro di costo.

Monitor

Per la scelta del monitor la prima scelta da effettuare riguarda il tipo di pannello utilizzato: le due tecnologie, estremamente diverse tra loro, sono IPS e TN. Ognuna delle due hai suoi punti di forza: in breve IPS ha una fedeltà colore e una uniformità di immagine maggiore (quindi molto adatti alla grafica) mentre i TN hanno frequenze di refresh molto più elevate e tempi di risposta minimi (di solito preferiti per il gaming). Ultimamente gli IPS stanno venendo apprezzati anche per il gaming grazie ad alcuni accorgimenti che ne migliorano i tempi di risposta. Sul mercato si sono affacciati nel 2017 IPS a 75Hz con tempi di risposta di 1ms tra i 200 e i 300 euro.

Tenete presente che una frequenza di 75Hz rispetto ai 60Hz garantisce a livello lavorativo grandi vantaggi perché stanca molto meno gli occhi.

Per il gaming utili quando si parla di monitor sono la tecnologia AMD Freesync, che risolve i problemi di sincronizzazione tra GPU AMD e monitor, e Nvidia G-Sync, pari tecnologia ma per GPU Nvidia . E’ possibile trovare monitor Freesync a prezzi abbordabili mentre i monitor che supportano G-Sync rientrano in fasce di prezzo molto più elevate.

Il valore della semplificazione tecnologica Articolo

Lettera aperta ai tecnologi sul valore della Semplificazione

A volte gli esperti arrivano a determinate conclusioni con un ritardo imbarazzante rispetto alla gente comune.
In particolare in questi anni il mondo sociale ed economico è stato rivoluzionato da un trend sempre più diffuso che la maggioranza degli esperti fatica a comprendere appieno: sto parlando della semplificazione nella fruizione di servizi e dispositivi.

La nascita degli smartphone ha rappresentato un vero e proprio spartiacque tra prima e dopo, quale solo era stato la nascita del web.
L’evento è ancora abbastanza recente eppure molti dei suoi effetti hanno modificato tanto il tessuto  della nostra società da cambiarne le dinamiche.
Rendere più intuitiva, veloce e “trasparente” la tecnologia, anche solo di poco, è ormai garanzia di successo di pubblico. Basti pensare al successo delle interfacce Natural User, a quello degli aggregatori di servizi quali booking.com, expedia, amazon, airbnb, justeat e a tutto quel sottogenere di app che sostituisce la consultazione dei siti web.
La semplificazione è premiata perfino in quei casi in cui si sacrifica qualcosa in efficienza e flessibilità pur di ottenerla.

Eppure a tutt’oggi mi capita spesso di sentire obbiezioni a questa o quella innovazione o piattaforma informatica accusate di essere fondamentalmente inutili perché forniscono strumenti già esistenti in precedenza. «Cambia solo nel modo di utilizzo» «Tanto si può fare anche in quest’altro modo» sono le frasi usuali per liquidare idee che poi nella pratica prendono invece piede tra il vasto pubblico. Credo che il divario tra esperti e non esperti nell’apprezzamento per questo tipo di innovazioni sia oggi incolmabile.
Ma perché non riusciamo ad apprezzare il valore della semplificazione tanto quanto le altre persone? Anche noi ci avvantaggiamo dei miglioramenti in agilità e velocità che queste innovazioni portano nella vita quotidiana, eppure facciamo resistenza e tendiamo a non riconoscerne il valore fino a che non sono completamente mature e già diffuse.

Quello che la maggioranza di esperti si ostina a non capire è in fondo di una banalità disarmante: la tecnologia ha cambiato bacino di utenza; una nuova utenza che non ha mai cercato realmente la tecnologia ma l’ha trovata come parte della propria vita senza possibilità di riflessione o di scelta.
Questo ovviamente comporta una revisione storica nell’implicito patto che l’uomo ha stretto con l’Informatica.

L’Informatica è la promessa di un potere di creazione teoricamente senza limiti ceduto nelle mani di individui non necessariamente straordinari che votano la propria fatica, il proprio intelletto, il proprio tempo a mantenere ed evolvere tale potere.
So che sembra una speculazione filosofica ma il semplice atto di possedere un computer implica l’accettazione che ore e ore della propria vita saranno dedicate alla comprensione del suo funzionamento, alla scelta dei programmi, alla pulizia e organizzazione dei dati e ad un costante aggiornamento. Come in questo esempio, in tutti i campi se si tradisce questo patto la tecnologia smette di essere un’opportunità e diventa un ostacolo.

Tutti noi che in un modo o nell’altro rientriamo nel campo degli esperti informatici, dall’inizio di questa folle corsa, devotamente rispettiamo il patto. E risulta davvero difficile comprendere come i “non esperti” pretendano la stessa servitù dall’Informatica senza essere disposti neppure a sforzarsi di capire che premendo due tasti insieme su una tastiera si può ottenere una scorciatoia.
Dobbiamo rassegnarci ad accettare il tradimento: la Tecnologia è ora davvero alla portata di tutti, anche di chi non la rispetta.

Ed è solo in quest’ottica, solo abbandonando le nostre pretese “di punizione divina” verso questo vasto popolo di nuovi eretici, che possiamo finalmente ammetterlo: la semplificazione tecnologica è la nuova frontiera ed ha la stessa dignità di qualsiasi altra innovazione.